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Alternative Im-possibili L'esperienza di un viaggio in un paese dove il relazionarsi quotidiano e il suo sfondo rappresentano un'alternativa; due percorsi: uno artistico costruito tra l'abitante e il tessuto urbano vissuto ed un altro intriso nella figurazione delle arti visive africane. Questi tre sono gli elementi apparentemente sconnessi tra di loro che si incontrano in una ipotetica mezza via rappresentata da sei settimane di residenza a Dakar, nelle quali dedicarsi ad un frutto che sia un'alchimia di ciò che si è portato in condivisione. Il lavoro è necessariamente pensato in tappe, principalmente due, nelle quali comunicare ed essere mezzo di comunicazione col fine di portare alla luce un diverso modo di percepire la disabilità e le conseguenti diversità di ogni relazione sociale, del modo di intendere il lavoro, dell'essere individui nella collettività. 1.
Un primo passo verso la ricognizione, l'adattamento e la ricerca di un
modo utile per creare la situazione nella quale immergersi nella fête,
nell'atmosfera rilassata nella quale ogni metodo precedentemente visualizzato
allo scopo scompaia per lasciare posto all'intuizione, alla percezione
e alla voglia di capire quale sia l'arcano motivo per cui in quello spazio
si è potuta concepire una così differente alternativa al
nostro intendere ciò che è atipico per natura. Scegliere
un luogo, un sito, dove rendere possibile l'impossibile: dare corpo attraverso
una sorta di festa all'essenza delle strutture di un paese in una parte
di Africa "tollerante e meravigliosa" come la descrive una delle
ideatrici. Lavorare a stretto contatto con la gente del luogo, che siano
essi artisti, ballerini, cantanti o semplici spettatori, per poter accedere
attraverso una corsia preferenziale alla complessità di una dimensione
che si spiega forse solo con uno scambio di sguardi, con la lenta condivisione
di un tè o con la partecipazione collettiva ad un rito. A questo
scopo la propria presenza è segnalata dallo spargimento di simboli
in una giungla metropolitana come quella di Dakar, dove nella frenesia
di un vivere chiassoso si coglie ancora un colore più vivo di quello
vicino, all'interno di forme semplici affisse in adesivi. |
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