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In
questo contesto il quotidiano è spogliato del suo carattere comune
e formalizzato in un atto collettivo. Ogni persona e cosa coinvolta nella
consacrazione si differenzia dalla quotidianità come in una vera
e propria rappresentazione teatrale, attraverso maschere, costumi, segni,
luci, danze e suoni.
L’ordine sociale viene sovvertito dall’anarchia rituale, facendo
ritorno al caos primordiale, e questo lasso di tempo, tra il prima e il
dopo, risulta uno spazio aperto, attraversato da spiriti di ogni genere
che sono quindi proiettati su un oggetto tangibile, affinché possano
essere controllati.
A seconda del tema specifico, ogni rito è celebrato in un periodo
particolare nel quale avviene un mutamento stagionale o cosmico, in quanto
momento di passaggio tra ciò che è stato e ciò che
sarà.
Secondo il valore sacro del culto anche il luogo dello svolgimento è
ben distinto dalla normalità, e può situarsi tanto all’esterno
quanto all’interno dell’insediamento abitativo; può
essere una piazza, una grotta, nei pressi di un albero o di una roccia,
o addirittura può identificarsi anche in una costruzione, purchè
risponda a determinati requisiti.
L’apice conclusivo dell’incontro religioso è nel sacrificio
e nel pasto comune finale, momento in cui la comunità è
condotta al nuovo ordine.
La
continuità tra l’arcaico e il contemporaneo è garanzia
per preservare quell’ordine cosmico che stava all’inizio di
tutto.
T.M.

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