La Marcia e le Ombre

Il titolo del video - "GNUN DEM. On Marche ensamble" - è un tributo al momento più alto che il progetto Impossibile Sites abbia raggiunto durante il suo svolgersi a Dakar, il cui scopo è stato quello di creare una collaborazione basata su un patto di reciproco aiuto, una piccola società, un'unione non solo d'intenti ma d'idee, di progetti, d'esperienze di vita provenienti da contesti sociali e culturali differenti. Per realizzare tutto ciò e trovare persone disposte a condividere veramente l'ideale proposto da Impossibile Sites (trasformare luoghi impossibili in luoghi di festa, non solo fisici, ma anche mentali) ci si è scontrati più volte con le barriere invisibili presenti nell'uomo.

Un proverbio peul dice: "per rompere una barriera che è tra due uomini, bisogna iniziare col darsi la mano e lasciare il tempo alle nostre ombre di salutarsi."
Arrivare in Senegal e proporre un progetto artistico di sensibilizzazione per l'annullamento delle barriere architettoniche, basato sulla collaborazione gratuita, non poche volte ha lasciato sul volto dei nostri interlocutori un'espressione interrogativa.
Nel libro "L'Incontro mancato" di Marco Aime è spiegato benissimo come, al momento del primo incontro, non ci siano uomini, ma le reciproche proiezioni mentali.
Da una parte, il toubab che arriva con la sua organizzazione pronta a realizzare il più grande dei progetti; dall'altra, i locali, smaniosi di accettare a braccia aperte i nuovi progetti e sposare immediatamente l'idea di creare un movimento. Ma, come si sa, i progetti, qualsiasi essi siano, sono utopie. La realtà vede e prevede cambi in corsa, il fermarsi, il riprogettare: proprio come un quadro non è mai come volevi che fosse, non è mai finita…
Col passare del tempo gli stereotipi svaniscono e affiorano lentamente le persone, la divisione noi/altro crolla lentamente ed è allora che esistono veramente persone differentemente abili non più categorie: bianco/nero, abile/disabile.
Le esperienze, dal momento in cui abbiamo preso i contatti sino alla realizzazione dei murales e della marcia, riportate nel video, raccontano come queste barriere si siano sgretolate; tutto è avvenuto quasi per caso. Pianificare in certe situazioni è più deleterio che utile, bisogna seguire gli avvenimenti.

Ricordo con gioia quando, dopo un incontro per spiegare ulteriormente il nostro progetto agli amici di Grand Dakar, siamo stati invitati a pranzo, ci siamo fermati a mangiare in piatti comuni, divenendo compagni nel vero senso della parola. Abbiamo condiviso il pane.
Da quel momento non è più esistita alcuna divisione di sorta e si è visto durante la marcia quando, tutti assieme, si è andati a marchiare i luoghi ritenuti impossibili, inagibili, un momento durante il quale tutti hanno seguito un percorso oltre che fisico anche ideologico.

Ci stiamo muovendo per cambiare un luogo e renderlo possibile, adesso che le nostre ombre si sono conosciute.

Marco Lena